24 Minuti

1 aprile 2009

Ieri, 31 marzo 2009, è uscita l’ultima edizione del giornale gratuito del gruppo Sole24Ore, 24 Minuti, distribuito nelle metropolitane di Roma e Milano. Di seguito il comunicato:

Il gruppo 24 Ore chiude a partire dal 1° aprile 24 minuti, quotidiano gratuito diffuso al pomeriggio a Roma e Milano. La decisione è stata presa, nonostante l’apprezzamento riscontrato dalla formula editoriale, in relazione all’andamento negativo del mercato pubblicitario italiano manifestatosi nel 2008 e acuitosi notevolmente nei primi mesi del 2009. «La chiusura di un prodotto fatto con qualità e passione – ha dichiarato il presidente del Gruppo 24 Ore Giancarlo Cerutti – è sempre un avvenimento doloroso, ma le condizioni attuali del mercato della free press non ci consentono alternative».
«L’editore ha deciso di interrompere da domani l’uscita di 24 Minuti, ritenendo non economica la pubblicazione di un giornale gratuito alla luce della crisi del mercato pubblicitario. Il Cdr, a nome della redazione, che in questi due anni e mezzo si è impegnata a realizzare 24 Minuti con qualità e passione – come ha riconosciuto lo stesso editore – ha preso atto con perplessità e grande amarezza della scelta aziendale. E quella di un tramonto ci è sembrata, scontata che sia, la photogallery più adatta al commiato con i lettori di Roma e Milano».

tramonto-roma
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http://www.24minuti.ilsole24ore.com/24Minuti/20090331/Roma/3.shtml

Devo dire che francamente mi dispiace, perchè leggevo con piacere 24 Minuti quando prendevo la metro.
Però devo anche aggiungere di essere felice! Perchè iniziano finalmente a chiudere i giornali e le redazioni. E ora voglio vedere cosa faranno le flotte di giornalisti leccaculo che si troveranno disoccupati da un giorno all’altro… Apriranno un blog? Beh, tengano conto che sul web la pubblicità rende molto poco; a meno che non ottieni centinaia di migliaia di visite al mese. Negli States un sito che ha un accesso di 100.000 visite al mese può portare a casa 75.000 dollari l’anno, ma deve averne parecchia di credibilità per arrivare a 100.000 accessi! E sinceramente non so quanta credibilità possano avere sul web gente come Battista, Mauro, Belpietro, Mieli, Giordano, Feltri, e tanti tanti altri…
La pubblicità sta scappando via dai giornali, siamo a -30% da inizio anno; i lettori non comprano più (e vorrei ben dire vista la crisi, anche mio padre che ha 60 anni ormai legge il suo Tuttosport sul web) e siamo a -20% da inizio anno. Mediaset è sempre più in crisi, poveraccio Berlusconi stesso nel 2007 ha dichiarato al fisco 10 volte di meno rispetto all’anno precedente!

Chi pagherà i giornali? Basteranno alle testate i finanziamenti del governo coi soldi pubblici (cioè nostri)?? Arriverà forse il momento in cui aboliranno finalmente l’albo dei giornalisti?

Mi sta anche venendo un sospetto: ma non è che il controllo sul web che vogliono attuare serva proprio a regolamentarselo come è successo per l’informazione cartacea e televisiva?
Staremo a vedere…


Gli stupri sono in crisi

26 marzo 2009

Mi ha colpito molto ultimamente l’enorme clamore che si è creato intorno ai ripetuti stupri che si sono verificati in tutta Italia, al punto che ero arrivato a sospettare che ci fosse una qualche manipolazione dietro, come se ci fosse una sorta di piano destabilizzante creato per infondere nella gente la paura; e la paura diffusa nei cittadini porta a insicurezza, convincendoli che forse tutto quello spiegamento di forze dell’ordine nelle strade (addirittura l’esercito a pattugliare le stazioni metro definite “a rischio”) non è sufficiente a fermare l’ondata di stranieri delinquenti e stupratori che invade continuamente le nostre città! E trovare così un terreno fertile sul quale varare un decreto per legalizzare le ronde cittadine.
Ma tutto questo clamore mi ha anche fatto pensare ad altro. È arrivato in un momento di forte crisi internazionale, in un momento in cui il livello di occupazione italiano al 58% è il più basso in Europa, contro una media di 67%; arriva in un momento in cui sempre più persone si stanno rendendo conto di quanto è stato finora fatto nella più totale disinformazione!
E mi ha colpito un post nel blog di Claudio Messora, che ha colpito in pieno l’argomento. Riporto un estratto di quanto ha scritto.

Non si uccide più come una volta. Furti e omicidi a scopo di rapina negli ultimi venti anni sono diminuiti. Perfino dimezzati. Gli stupri sono in netto calo. Nel 2008 sono scesi da 5.062 a 4.637. L’otto virgola quattro percento in meno. Le violenze sessuali aggravate, nel triennio 2006-2008, sono entrate in profonda crisi: -16%. E gli stupri di gruppo, le cosiddette gang bang, lamentano nel 2008 una diminuzione di ben il 24,6%.
Urgono immediate misure statali per contrastare questa tendenza. A Milano, nel 2006, si stupravano 526 donne. Quarantasei di loro nel 2008 sono rimaste a secco. Il settore è sull’orlo della bancarotta anche a Bologna dove, delle 179 donne violentate nel 2006, solo 139 sono riuscite a conservare la loro posizione nel 2008.

Il mercato dello stupro, insomma, è in forte crisi. Per fortuna gli italiani sono un popolo generoso. Oltre il 60% dei maschi autoctoni stringono la cinghia, o meglio la slacciano, per tenere il settore a galla. Sono loro che aggrediscono il mercato, generano domanda e vanno a cercarsi l’offerta. I romeni si danno un gran daffare ma non riescono a superare una quota del 7,8% del transato, tallonati dai marocchini con un promettente 6,3%. È il cosiddetto lavoro in nero.

Per non generare il panico, le emittenti televisive cercano di nascondere la crisi che ha colpito la microcriminalità. Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva ha rilevato che, tra il 2003 e il 2007, i TG nazionali hanno più che raddoppiato il tempo dedicato alle notizie di cronaca nera, passando dal 10% al 24%.
La stampa dal canto suo ha cercato di fare quello che poteva. Siccome uno stupro al giorno toglie le altre crisi di torno, se non c’è bisogna inventarselo.

È successo con il caso di Davide Franceschini, lo stupratore di capodanno che aveva trascinato una giovane in un bagno chimico per poi abusare di lei sotto l’effetto di stupefacenti. Ricorderete che la concessione degli arresti domiciliari aveva scatenato interrogazioni parlamentari e innescato la norma del carcere diretto. Oggi è stato scarcerato. Non solo la ragazza era consenziente, ma non si è consumato alcun rapporto sessuale.
È successo ancora con il caso dello stupro di Primavalle, il 21 gennaio scorso. Pare che la donna si fosse inventata tutto. Per giustificare la totale assenza di tracce di DNA, ha prima sostenuto di essersi lavata con l’acqua minerale (in questi casi è consigliabile la Perrier per via di tutte quelle bollicine), e poi che il suo aguzzino si fosse educatamente infilato il preservativo prima di consumare la violenza.

Se la chiesa non tollera che si usino i profilattici per non morire di AIDS, forse potrebbe almeno distribuire goldoni antistupro, di cui gli energumeni si possano servire per evitare gravidanze indesiderate e soprattutto per non lasciare tracce biologiche.


Bene comune e proprietà in internet

23 marzo 2009

Con la crescita di internet si è assistito negli ultimi anni a una sempre più pressione da parte delle istituzioni per introdurre una regolamentazione internazionale per quello che è divenuto a tutti gli effetti il più potente mezzo di comunicazione a livello globale.  A dicembre 2008 Berlusconi annunciò il progetto di presentare alla prossima riunione del G8, in programma dall’1 al 3 luglio 2009 a La Maddalena in Sardegna, una proposta, non meglio precisata, per stabilire appunto questo tipo di regolamentazione.

La questione è assai delicata. Internet non è un’entità fisica o tangibile, ma piuttosto un’enorme rete che collega tra loro più gruppi o persone interconnesse a loro volta da innumerevoli e più ristrette reti. Non appartiene a nessuno, non è finanziata dalle istituzioni o dai governi, nè tantomeno da organizzazioni internazionali. Questo costituisce la forza di internet poichè è chiaro che in uno scenario del genere non può essere soggetto a nessuna influenza esterna assumendo quindi un’ indipendenza assoluta. D’altra parte però ne costituisce anche la debolezza proprio a causa di questa mancanza di controllo che può portare alla nascita di nuove specie criminose.

Ma è anche lecito chiedersi se questo controllo debba venire dai governi, che potrebbero a loro volta poter avere degli interessi in gioco (non mi sembra un caso che proprio Berlusconi voglia proporre una sua regolamentazione), ledendo così quel territorio di piena libertà di espressione che finora è stato il web. E viene anche il sospetto che alcuni governanti e poteri pubblici non capiscono la vera natura di internet, che deve essere inteso come bene comune e non come bene privato. A tal proposito il 13 marzo è apparso sul quotidiano spagnolo El Mundo un articolo riguardante proprio la proposta venuta dal Primo Ministro italiano. Riporto alcuni estratti di questo articolo, quelli che ritengo i più interessanti; la completa traduzione la potete trovare sul sito Italia dall’Estero.

“La pretesa regolamentazione viene giustificata principalmente con l’idea che è necessario proteggere il diritto di proprietà in internet nei confronti di coloro che usano la Rete, per esempio per scaricare musica gratuitamente, scambiarsi archivi o accedere liberamente all’informazione contenuta nel cyberspazio. La giustificazione più pericolosa e falsa è senza dubbio quella che per bocca di alcuni governanti, tra cui Berlusconi, equipara libertà con proprietà.

I governanti devono essere coscienti del fatto che dal momento che l’uso della rete è divenuto di massa, niente sarà più uguale, neanche per ciò che riguarda la configurazione dei diritti e dei doveri e ancor meno riguardo a quei diritti che, proprio per la loro lunga elaborazione storica, hanno un urgente bisogno di una messa a punto o di un aggiornamento che li renda efficienti nelle reti del XXI secolo. Il diritto di proprietà che servì ai cittadini dell’impero romano, ai signori feudali, ai rivoluzionari francesi, agli eroi dell’indipendenza nordamericana e ai fautori dello stato sociale e democratico di diritto, ha bisogno di essere adeguato al mondo digitale:  è il diritto che deve seguire la realtà, non il contrario. Non dovremmo modificare la realtà per adeguarla al diritto, sarebbe come tornare al passato.

Detto ciò, nonostante la rete si costruisca dalla base a partire da una prospettiva sicuramente individualista, non si nega a nessuno la necessità di proteggere il bene comune nel cyberspazio, proprio per evitare che si converta in una specie di nuova versione del far west in cui impera la legge del più forte e l’esercizio dei diritti civili diviene impossibile. In questo senso è ovviamente necessario regolamentare internet; ma questo è radicalmente diverso dal voler stabilire in internet norme e sistemi regolamenti propri del passato: non c’è ragione per cui la proprietà nella rete debba operare con meccanismi identici a quelli dell’impero romano.

Il cyberspazio è essenzialmente regolato da meccanismi di autodisciplina che il più delle volte rispecchiano in modo coerente regolamenti amministrativi di ambito statale. La regolamentazione sovrastatale di internet curiosamente, ha prosperato solo, in generale, per le questioni di sicurezza e, quando lo ha fatto, lo ha sempre fatto in maniera occulta e tramite meccanismi che di solito aggirano il controllo democratico per andare a finire a toccare diritti come la privacy o la riservatezza delle comunicazioni: è lì che si richiede urgentemente l’intervento pubblico.

È necessario e urgente programmare meccanismi di autoregolamentazione e di supervisione amministrativa globale in internet per proteggere il bene comune. La proprietà, in internet, è un’altra cosa.”

Berlusconi vuole regolamentare Internet

Berlusconi vuole regolamentare Internet

link originale alla vignetta