Gli stupri sono in crisi

26 marzo 2009

Mi ha colpito molto ultimamente l’enorme clamore che si è creato intorno ai ripetuti stupri che si sono verificati in tutta Italia, al punto che ero arrivato a sospettare che ci fosse una qualche manipolazione dietro, come se ci fosse una sorta di piano destabilizzante creato per infondere nella gente la paura; e la paura diffusa nei cittadini porta a insicurezza, convincendoli che forse tutto quello spiegamento di forze dell’ordine nelle strade (addirittura l’esercito a pattugliare le stazioni metro definite “a rischio”) non è sufficiente a fermare l’ondata di stranieri delinquenti e stupratori che invade continuamente le nostre città! E trovare così un terreno fertile sul quale varare un decreto per legalizzare le ronde cittadine.
Ma tutto questo clamore mi ha anche fatto pensare ad altro. È arrivato in un momento di forte crisi internazionale, in un momento in cui il livello di occupazione italiano al 58% è il più basso in Europa, contro una media di 67%; arriva in un momento in cui sempre più persone si stanno rendendo conto di quanto è stato finora fatto nella più totale disinformazione!
E mi ha colpito un post nel blog di Claudio Messora, che ha colpito in pieno l’argomento. Riporto un estratto di quanto ha scritto.

Non si uccide più come una volta. Furti e omicidi a scopo di rapina negli ultimi venti anni sono diminuiti. Perfino dimezzati. Gli stupri sono in netto calo. Nel 2008 sono scesi da 5.062 a 4.637. L’otto virgola quattro percento in meno. Le violenze sessuali aggravate, nel triennio 2006-2008, sono entrate in profonda crisi: -16%. E gli stupri di gruppo, le cosiddette gang bang, lamentano nel 2008 una diminuzione di ben il 24,6%.
Urgono immediate misure statali per contrastare questa tendenza. A Milano, nel 2006, si stupravano 526 donne. Quarantasei di loro nel 2008 sono rimaste a secco. Il settore è sull’orlo della bancarotta anche a Bologna dove, delle 179 donne violentate nel 2006, solo 139 sono riuscite a conservare la loro posizione nel 2008.

Il mercato dello stupro, insomma, è in forte crisi. Per fortuna gli italiani sono un popolo generoso. Oltre il 60% dei maschi autoctoni stringono la cinghia, o meglio la slacciano, per tenere il settore a galla. Sono loro che aggrediscono il mercato, generano domanda e vanno a cercarsi l’offerta. I romeni si danno un gran daffare ma non riescono a superare una quota del 7,8% del transato, tallonati dai marocchini con un promettente 6,3%. È il cosiddetto lavoro in nero.

Per non generare il panico, le emittenti televisive cercano di nascondere la crisi che ha colpito la microcriminalità. Il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva ha rilevato che, tra il 2003 e il 2007, i TG nazionali hanno più che raddoppiato il tempo dedicato alle notizie di cronaca nera, passando dal 10% al 24%.
La stampa dal canto suo ha cercato di fare quello che poteva. Siccome uno stupro al giorno toglie le altre crisi di torno, se non c’è bisogna inventarselo.

È successo con il caso di Davide Franceschini, lo stupratore di capodanno che aveva trascinato una giovane in un bagno chimico per poi abusare di lei sotto l’effetto di stupefacenti. Ricorderete che la concessione degli arresti domiciliari aveva scatenato interrogazioni parlamentari e innescato la norma del carcere diretto. Oggi è stato scarcerato. Non solo la ragazza era consenziente, ma non si è consumato alcun rapporto sessuale.
È successo ancora con il caso dello stupro di Primavalle, il 21 gennaio scorso. Pare che la donna si fosse inventata tutto. Per giustificare la totale assenza di tracce di DNA, ha prima sostenuto di essersi lavata con l’acqua minerale (in questi casi è consigliabile la Perrier per via di tutte quelle bollicine), e poi che il suo aguzzino si fosse educatamente infilato il preservativo prima di consumare la violenza.

Se la chiesa non tollera che si usino i profilattici per non morire di AIDS, forse potrebbe almeno distribuire goldoni antistupro, di cui gli energumeni si possano servire per evitare gravidanze indesiderate e soprattutto per non lasciare tracce biologiche.

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